Comunità Mamma della Pace - Dal 2002 si è impegnata a favore dei bambini in difficoltà della Repubblica Democratica del Congo.

Adozioni a Distanza !

“Comunità Mamma della Pace” è una Onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale) ai sensi del DLgs 460/97.

L’Associazione è impegnata concretamente ad assicurare a bambini in difficoltà, in particolare a quelli che hanno perso i genitori e di strada...

 

notiziario straordinario
EMERGENZA CONGO

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A fine ottobre 2008, nel Nord Kivu, la situazione precipita.

Siamo ai primi di novembre ed ancora una volta, come anni addietro, la televisione torna a mostrare scene apocalittiche: donne in fuga con in testa materassi, coperte, sacchi di vario genere, stoviglie, uomini che trasportano bambini su di una bicicletta o portano sulle spalle un vecchio oppure tengono per mano una corda e si trascinano dietro chi una mucca, chi una capra, chi una pecora, chi un maiale, è quanto una povertà estrema ed una precipitosa fuga ha permesso loro di fare. E’ una miriade di gente che fugge dai campi profughi allestiti nell’entroterra della città di Goma a 40, 50 Km, divenuti insicuri per l’avanzata dei ribelli e si riversa, come un fiume in piena, sulla città per avere sicurezza e protezione.

La situazione è precipitata e senza controllo: l’Agenzia dell’Onu, Caschi Blu, ha dato l’ordine di evacuazione allo staff di tutte le associazioni umanitarie consigliando il rientro nei propri paesi, pochissimi sono i rappresentanti ed il personale delle associazioni umanitarie rimasti in campo. L’arduo compito di assistenza è affidato ai missionari ed alla Chiesa cattolica con le sue Organizzazioni di cui fa parte anche la nostra associazione “Comunità Mamma della Pace”.

Goma sta vivendo giorni di una città surreale, dove la popolazione prova, senza riuscirvi, a continuare la già difficile vita quotidiana, sapendo che, da un momento all’altro, può capitare l’irreparabile, mentre, tutto il resto della regione Kivu vive nell’incertezza politico-militare e gran parte delle attività economiche si sono arrestate.  La chiusura di molteplici campi profughi nelle montagne della provincia di  Goma, ha accentuato il caos della precipitosa fuga di migliaia di persone. In città vengono improvvisati numerosi campi profughi ma senza assistenza, manca di tutto, vitto, medicinali, acqua ed incombe il rischio di gravi malattie come il colera. Molti profughi si dirigono verso la città di Bukavu, capitale del Sud Kivu e a 120 km di distanza da Goma, dove sono presenti due Comunità Mamma della Pace che potrebbero essere impegnate a dare loro ospitalità.

Dopo alcuni giorni di aspri combattimenti, mentre stiamo scrivendo, la città di Goma sembra essere più tranquilla anche grazie alla sorveglianza delle pattuglie dei Caschi Blu, anche se molta gente dorme con la valigia o i fagotti sotto il letto, pronta a scappare  e rivive le paure di 12 anni di guerra, vive col terrore che scoppi una guerra su larga scala con il vicino Rwanda.

Alcune testimonianze raccapriccianti sulla sporca ed intricata guerra del Kivu
Aniceto Battani, Presidente Associazione Comunità Mamma della Pace di Modena, reduce da Goma

Il 22 settembre scorso mi trovavo all’aeroporto di Goma alle ore 12 per attendere l’aereo che, nel contesto del Pellegrinaggio, mi doveva portare a Butembo, ma, nonostante le varie assicurazioni, che l’aereo era in volo e sarebbe arrivato da un momento all’altro,  atterrò solo alle 17, pochi minuti prima che l’aeroporto chiudesse per i voli civili. Ho passato quindi cinque ore nella sala d’imbarco.

Da 12 anni, in Congo si combatte non una guerra etnica, tra hutu e tutsi, ma una guerra di puri interessi.

Un’ampia vetrata mi permetteva di vedere tutto ciò che accadeva sulla pista. Era un continuo atterrare e decollare di aerei, alcuni dell’ Agenzia Onu, Caschi Blu, altri anonimi. Proprio davanti a me potevo osservare alcuni grossi aerei che scaricavano pesanti casse di legno dentro le quali, senza grande immaginazione, vi erano armi e munizioni da guerra. Le casse poi, venivano frettolosamente caricate su camion militari sotto il controllo dei Caschi Blu.

Il controllo delle ricchezze è il vero motivo della guerra.

Mi sono chiesto da dove venissero ed  a chi fossero destinate queste armi, scaricate in così gran numero, non certamente all’esercito regolare congolese che ha scarpe rotte, divise lacerate e, da quattro mesi, non riceve nemmeno la misera paga mensile di 10 dollari e tanto meno agli alleati Mai-Mai che in alcuni casi usano armi rudimentali; ma neanche ai Caschi Blu che hanno il compito, col loro contingente di 7.000 uomini di semplice osservatori non avendo alcun mandato di intervenire in azioni belliche. In cinque ore sono stati scaricati almeno quattro grossi aerei.

Giro la mie domande ad un passeggero di Goma che mi era accanto a me, anche lui in attesa dell’aereo. Costui, con molta tranquillità, mi dice  che spesso l’aeroporto di Goma viene chiuso per dare spazio a questi carichi di morte e che la maggior parte delle armi sono  destinate al Generale congolese, dissidente, Nkunda ed ai suoi compagni, appoggiati dal vicino  Rwanda e che da anni saccheggiano le montagne attorno a Goma spogliandole dei suoi minerali più preziosi: coltan , casserite, diamanti, oro, uranio coi quali possono pagare le costose armi che provengono certamente da altri paesi dove risiedono le grandi multinazionali.

Sono proprio queste ultime che hanno l’interesse a fomentare la guerra, a mantenere l’instabilità nella regione attorno ai giacimenti minerari, infatti, nel disordine e quando lo Stato sovrano è completamente assente, è più facile fare i propri interessi privati. Mi informava, tra l’altro, che il Generale Nkunda possiede proprio a Goma i due distributori di benzina più importanti. Questo signore poi, precisava che del  traffico illecito dei minerali,  che partono per destinazioni sconosciute, sono a conoscenza non solo tutti gli abitanti di Goma, ma anche quelli di tutta  la martoriata  regione del Kivu e le stesse autorità governative… Di giorno arrivano le armi, e di notte, partono aerei carichi di minerali preziosi per destinazioni ignote.

Il mio interlocutore, molto informato, affermava che l’80% della produzione mondiale di coltan, minerale rarissimo ed indispensabile per lo sviluppo della tecnologia del computer, telefoni cellulari, apparati di missili e di satelliti, viene estratto in Congo e soprattutto nel Kivu. Il coltan, oggi, è più prezioso dell’oro e dei diamanti, viene esportato clandestinamente ed è la causa principale dell’inizio ostilità con il Rwanda. Terminava poi le sue importanti informazioni, facendomi notare che tutti i conflitti si svolgono nei corridoi economici e nelle zone dove si  estrae questo minerale e che l’esercito di Nkunda, grazie ad aiuti che vengono da lontano, e che alimentando così l’industria delle armi, è ben equipaggiato e con 4.000 uomini, si permette di sfidare l’intero esercito congolese  di circa 100.000 uomini.

Un esercito, quello congolese, non equipaggiato, senza paga, spesso affamato e molto sfiduciato. Ringrazio l’ignoto e gentile signore per le preziose informazioni e faccio una riflessione.

Ma se le armi entrano illegalmente e  vengono pagate con i minerali preziosi rubati al Congo, a  questo punto mi chiedo, come mai lo Stato è completamente assente e  le autorità congolesi non intervengono per sanare questa situazione che ha dell’incredibile?

Come mai il Generale ribelle Nkunda si permette di gestire i due distributori più importanti nella stessa città di Goma e, nonostante diversi mandati internazionali di cattura per crimini di guerra contro l’umanità gli è concesso di gironzolare indisturbato, dove vuole, senza che venga arrestato e questo anche per le vie di Goma? Potrebbe venir arrestato con facilità in qualsiasi momento. Come mai ciò non avviene?...Domande inquietanti che fanno capire come, a ragione, l’Arcivescovo di Bukavu, Sua Eccellenza Mons. François-Xavier Maroy Rusengo, come da notizia diffusa recentemente da Radio Vaticana, sia duramente intervenuto scrivendo una lettera aperta ai  primi di novembre 2008,  al neo-eletto Primo Ministro congolese. Il Presule  che è anche l’Ordinario della Diocesi  dove risiedono due Comunità Mamma della Pace, denunciava apertamente, tra l’altro, che: “…iI dramma congolese ha delle implicazioni economiche e politiche a livello internazionale, nazionale e locale”. Da questo è chiaro che la guerra del Congo non è una guerra di etnie, come si vuol far credere, bensì di grandi interessi per lo sfruttamento delle enormi ricchezze del suo sottosuolo; una guerra  che coinvolge diversi paesi stranieri con le loro multinazionali. Ma la Comunità internazionale tace… Ironia della sorte: sono proprio le enormi ricchezze naturali che rendono il Paese sempre più povero”.

Sara Persico, Educatrice preso il centro Don Bosco di Goma
Sara Persico, educatrice presso il Centro Don Bosco, racconta in poche parole quanto la città sta vivendo: “Goma è quasi isolata, ci sono molte difficoltà di approvvigionamento; dentro alla città si gira come in guerra. Non usciamo mai di notte, rientriamo sempre prima che faccia buio, non circoliamo mai a piedi ma in auto e sempre con il telefonino a portata di mano. La gente è persa, vaga senza meta: scappa, poi ritorna verso i luoghi d’origine per cercare cibo, poi rifugge”.

Il dramma dei bambini.

Suor Giovanna Gallicani del Centro Don Bosco di Goma
"Abbiamo passato due giorni terribili, nei quali l'armata nazionale ha fatto saccheggi, esecuzioni e violazioni di ogni genere. Rimane l'incertezza, la paura... preghiamo perché la guerra finisca! Gli sfollati di guerra hanno invaso la città e finora in pochi si occupano di loro... speriamo nei prossimi giorni. L'esodo incessante degli sfollati che hanno abbandonato i loro villaggi, quasi sempre dati alle fiamme, si riversa come un fiume su Goma che non riesce più a coprire le esigenze della popolazione. Si parla di due milioni di persone che si ritrovano accampate in luoghi di accoglienza improvvisati dove manca tutto: cibo, acqua e medicine.

Molte zone della Repubblica Democratica del Congo vivono in una costante situazione bellica da oltre 12 anni, anche se i riflettori dell'opinione pubblica si sono accesi solo in questi giorni. Guerre come quella della R.D. Congo, con un livello di violenza diffusa sulla popolazione inerme, lasciano dietro di sé migliaia di bambini gravemente traumatizzati per aver subito in prima persona o aver assistito a violenze nei confronti dei propri familiari. Più di 2000 bambini hanno bisogno di cibo, acqua, coperte e cure mediche”.

Arcivescovo di Bukavu a Washington.
Due  interventi a distanza di un anno.
Accorato appello ai rappresentanti del Congresso, della Chiesa statunitense.

  1. Maggio 2007 - 1° Intervento

IL MONDO HA SETE DI PACE  
Testo di Mons. François-Xavier Maroy Rusengo

A nome di tutta la provincia, desideriamo farvi sapere qual è la nostra realtà al momento attuale. I nostri popoli e le nostre città sono sottoposti ad una psicosi di guerra. Il nostro popolo constata che apparentemente ci sono tutti gli elementi per una nuova guerra nel Sud Kivu.
Vi è un movimento di infiltrazione sistematica di massa dal Rwanda, attraverso i punti frontalieri del fiume Ruzizi, della città di Uvira, dei villaggi di Nyangezi, Kaza-Roho, e  Cahi a Bukavu. Come prova di questo, il Governatore della Provincia ha mostrato alla stampa, il 26 maggio 2007, un individuo burundese impegnato nel reclutamento e nella preparazione di una nuova guerra.

Il dislocamento militare riproduce lo stesso schema che è prevalso proprio prima dello scatenamento della guerra da parte della Rassemblement Congolais pour la Démocratie (Rcd) nel 1998. In effetti, l’undicesima brigata nella circoscrizione giudiziaria di Walunga, dove si sono verificati i massacri di Kaniola, la quattordicesima brigata un po’ più a nord e la terza brigata nella città di Bukavu sono tutte guidate da ufficiali dell’ex movimento politico-militare della Rcd-Goma. Persino il comandante in seconda della decima regione militare, incaricata delle operazioni, è un ex membro della Rcd-Goma. È un caso? O piuttosto uno stratagemma militare?

- Nei mezzi di comunicazione ritorna la campagna mediatica del presunto odio etnico.

- La macabra carneficina di Kaniola a Walungu, nella notte tra il 26 e il 27 maggio 2007, ricorda quella di Lemera nel territorio di Uvira prima degli attacchi decisivi della guerra della Afdl (Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo, capeggiata da Laurent‑Désiré Kabila, che il 18 ottobre attacca la città di Uvira, sul lago Tanganica, nell’est del Paese: è l’inizio della ribellione anti‑Mobutu,  Il livello di crudeltà all’arma bianca è contrario alla nostra cultura e ricorda le carneficine di Kasiks e di Makobola.

- Il massacro di Kaniola è stato perpetrato praticamente davanti al maggiore dell’esercito regolare, accanto al comandante della undicesima brigata militare. Le grida della popolazione, non gli hanno impedito di dormire, mentre tali carneficine avvenivano non lontano dal luogo in cui si trovava.

- Come nel 1996, il nostro esercito regolare, in piena ristrutturazione, è incapace di difendere la popolazione.

- Come nel 1996, i banyamulenge (in maggior parte ruandesi di origine tutsi residenti nella regione orientale della RD Congo, che scatenarono il 30 ottobre 1996 la guerra a Bukavu, quando venne ucciso l’arcivescovo mons. Christophe Munzihirwa, ndt) vengono strumentalizzati per provocare la guerra; secondo testimoni, si mandano donne e bambini nei paesi vicini e si lasciano soli gli uomini negli altipiani del Sud Kivu.

Restano in sospeso alcune domande:

- Che cosa significa il silenzio delle istituzioni della Repubblica, cioè il capo dello Stato, il Parlamento, il Governo centrale, e l’alto comando militare di fronte ai ripetuti massacri a Kaniola? Altrove, la cattura di ostaggi, anche qualora si tratti di una sola persona, mobilita l’apparato dello Stato del Paese di appartenenza. Il Governo della Repubblica Democratica del Congo, di fronte alla minaccia di una nuova guerra e mentre si compiono massacri della popolazione civile, invece di affrontare il vero problema, che è di sicurezza e di ordine militare, ci propone la tavola rotonda “intercomunitaria”. Complicità o ignoranza?

- Il processo di gestione e di “commistione” negoziato nei Paesi vicini: a che fine e che risultato ha prodotto per la sicurezza della popolazione civile? Esistono accordi o contratti politico-militari dei nostri governi con i nostri aggressori?

- Come nelle precedenti guerre del 1996, 1998 e 2004, hanno inviato militari al fronte senza logistica, né alimenti sufficienti. Lo fanno perché abbiano fame e si scoraggino o semplicemente per consegnarli al nemico?

- Gli Interhamwe, i Rasta e i Fdlr (milizie hutu ruandesi, ndt), responsabili dei massacri, parlano in primo luogo in kinyarwanda (lingua nazionale del Rwanda, ndt). Sono stati trascinati fino all’Est della Repubblica Democratica del Congo dalla Comunità internazionale dopo il genocidio ruandese. A quando il rimpatrio di queste persone trasformate in terroristi nel territorio di accoglienza? È questo il modo di ricompensare il popolo congolese dell’Est per la sua ospitalità?  
Queste sono le nostre raccomandazioni:

- Che il nostro capo di Stato, votato a grande maggioranza, in questa provincia, si responsabilizzi e invii truppe scelte che si oppongano all’imminente guerra nel Nord e nel Sud Kivu prima che sia troppo tardi.

- Che il governo abbandoni qualsiasi altra materia e consideri il problema della sicurezza nell’Est come prioritario e che smetta di deviare l’attenzione con piani di negoziazione, di dialogo, di tavola rotonda che non porterebbero a nulla. Lo sappiamo per esperienza.

- Che gli eletti dal popolo si mobilitino maggiormente per la vera sicurezza della popolazione.

- Che la comunità internazionale fortemente rappresentata in questa Regione non dica che non sapeva. La prenderemo a testimone.

- Che la Monuc (Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo, ndt), rinfrancata dall’ultima decisione dell’Onu che prolunga il suo mandato fino al dicembre del 2007, non eluda il suo compito e soprattutto non venga a patti con il nemico e che si impegni a favore della protezione della popolazione civile, in conformità al suo nuovo mandato.

- Che la popolazione dell’Est della Repubblica Democratica del Congo, che non ha mai tradito, apra bene gli occhi come in passato. Il nemico è ancora lì.
Siamo vicini naturali dei ruandesi, dei burundesi e degli ugandesi. Siamo obbligA nome di tutta la provincia, desideriamo farvi sapere qual è la nostra realtà al momento attuale. I nostri popoli e le nostre città sono sottoposti ad una psicosi di guerra. Il nostro popolo constata che apparentemente ci sono tutti gli elementi per una nuova guerra nel Sud Kivu.

Vi è un movimento di infiltrazione sistematica di massa dal Rwanda, attraverso i punti frontalieri del fiume Ruzizi, della città di Uvira, dei villaggi di Nyangezi, Kaza-Roho, e  Cahi a Bukavu. Come prova di questo, il Governatore della Provincia ha mostrato alla stampa, il 26 maggio 2007, un individuo burundese impegnato nel reclutamento e nella preparazione di una nuova guerra.
Il dislocamento militare riproduce lo stesso schema che è prevalso proprio prima dello scatenamento della guerra da parte della Rassemblement Congolais pour la Démocratie (Rcd) nel 1998.

In effetti, l’undicesima brigata nella circoscrizione giudiziaria di Walunga, dove si sono verificati i massacri di Kaniola, la quattordicesima brigata un po’ più a nord e la terza brigata nella città di Bukavu sono tutte guidate da ufficiali dell’ex movimento politico-militare della Rcd-Goma. Persino il comandante in seconda della decima regione militare, incaricata delle operazioni, è un ex membro della Rcd-Goma. È un caso? O piuttosto uno stratagemma militare?

- Nei mezzi di comunicazione ritorna la campagna mediatica del presunto odio etnico.

- La macabra carneficina di Kaniola a Walungu, nella notte tra il 26 e il 27 maggio 2007, ricorda quella di Lemera nel territorio di Uvira prima degli attacchi decisivi della guerra della Afdl (Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo, capeggiata da Laurent‑Désiré Kabila, che il 18 ottobre attacca la città di Uvira, sul lago Tanganica, nell’est del Paese: è l’inizio della ribellione anti‑Mobutu,  Il livello di crudeltà all’arma bianca è contrario alla nostra cultura e ricorda le carneficine di Kasiks e di Makobola.

- Il massacro di Kaniola è stato perpetrato praticamente davanti al maggiore dell’esercito regolare, accanto al comandante della undicesima brigata militare. Le grida della popolazione, non gli hanno impedito di dormire, mentre tali carneficine avvenivano non lontano dal luogo in cui si trovava.

- Come nel 1996, il nostro esercito regolare, in piena ristrutturazione, è incapace di difendere la popolazione.

- Come nel 1996, i banyamulenge (in maggior parte ruandesi di origine tutsi residenti nella regione orientale della RD Congo, che scatenarono il 30 ottobre 1996 la guerra a Bukavu, quando venne ucciso l’arcivescovo mons. Christophe Munzihirwa, ndt) vengono strumentalizzati per provocare la guerra; secondo testimoni, si mandano donne e bambini nei paesi vicini e si lasciano soli gli uomini negli altipiani del Sud Kivu.

 

“Beati i costruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).

“Mai più, mai più la guerra, il mondo ha sete di pace!”.

Vi chiedo di essere la voce di questi senza-voce che ogni giorno muoiono nei nostri villaggi. Le nostre più sentite condoglianze alle famiglie colpite. Che i nostri fratelli e sorelle che sono morti a Kaniola riposino in pace.

  1. Settembre 2008  -  2° Intervento

UN GRIDO D’ALLARME
La situazione nel Congo orientale e nella regione dei Grandi Laghi è molto grave, ma il mondo tace come se non fossimo neanche esseri umani”. A lanciare la pesante denuncia, in un’intervista all’agenzia Cns, è l’Arcivescovo di Bukavu, Mons. François Maroy Rusengo. Il presule si è recato a Washington, dove in questi giorni ha incontrato rappresentanti del Congresso, della Chiesa statunitense e delle Ong americane operanti nella Repubblica Democratica del Congo, per chiedere aiuti urgenti alle martoriate popolazioni del Congo orientale, in cui alle distruzioni della guerra si è aggiunto, a gennaio, il terremoto che ha devastato Bukavu. “Spero che il Congresso capisca questa volta la gravità della situazione.

Hanno promesso che vedranno come possono aiutare e io pregherò perché lo facciano”, ha dichiarato l’Arcivescovo senza nascondere il suo scetticismo e frustrazione, viste le passate promesse non mantenute. L’arcidiocesi di Bukavu, ha spiegato, ha “urgente bisogno di aiuti per ricostruire case, scuole, ospedali, conventi distrutti, ma soprattutto perché la gente possa ricostruire la sua vita”. La guerra ha sprofondato un paese potenzialmente ricco nella povertà: tutte le infrastrutture sociali, politiche ed economiche sono venute a mancare. In questa situazione, ha detto mons. Maroy, “l’unica cosa che posso fare come arcivescovo è denunciare le violenze e cercare di dare qualche speranza alla gente assicurandole i servizi educativi e sanitari erogati dalla Chiesa locale”.

Una triste conferma
Quanto denunciato dall’Arcivescovo di Bukavu a Washigton trova una triste conferma nei fatti odierni
E’ notizia di oggi, 18 novembre, mentre scriviamo queste righe, che l’Agenzia dell’ONU, Caschi Blu, finalmente ammette, dopo diverse reticenze che soldati ruandesi sono entrati nel  Nord Kivu e combattono al fianco dei  ribelli del Generale dissidente Nkunda. Al confine con L’Uganda, alleato fedele del Rwanda si segnalano  focolai di guerriglia in territorio congolese da parte dei ribelli ugandesi dell’Esercito del Signore che ha determinato la chiusura delle scuole e la paralisi economica. E’ sempre di oggi la notizia che Angola, Ciad e Zambia hanno inviato soldati in appoggio, all’esercito regolare congolese. Si stanno ripetendo le vecchie alleanze del 96 quando si dette inizio alla prima guerra mondiale africana, così sopranominata, per l’elevato numero di Stati coinvolti nel conflitto, almeno sette.

Grave denuncia della Conferenza Episcopale congolese.

Insomma, come previsto nelle due dichiarazioni dell’Arcivescovo di Bukavu, si sta preparando una nuova guerra. La Conferenza Episcopale congolese (CENCO) denuncia apertamente che:

in Congo è già in corso un genocidio silenzioso sotto gli occhi di tutti e, fatto più deplorevole, anche sotto gli occhi impassibili dei caschi blu, di coloro che hanno ricevuto il mandato di mantenere la pace e di proteggere la popolazione civile”. Si sta aprendo il triste scenario di una balcanizzazione della regione del Kivu”.

Chi pagherà il prezzo più caro è un’intera generazione di bambini.

I Bambini, le vere vittime innocenti di questo flagello.

Con la guerra torna lo spettro dei bambini-soldato. Sono bambini di 8-12 anni che spesso vengono rapiti dai militari delle fazioni in guerra. A reclutare i bambini oltre ai ribelli sono tutti gli altri gruppi armati, soprattutto le molteplici milizie Mai-Mai, che appoggiano l’esercito regolare congolese e solo quest’ultimi ne hanno tra le loro fila più di 1.800, mentre i bambini-soldato che combattono con le varie milizie sono oltre 13.000. Gli orfani, i bimbi separati dai genitori o quelli poveri decidono spesso di imbracciare spontaneamente un fucile. Per loro può essere l’unico modo per sopravvivere. Gli altri bambini-soldato vengono reclutati con la forza per strada, nelle scuole, tra i compagni di gioco e mandati a combattere al fronte, a portare le armi,  ad uccidere intere famiglie, ad incendiare case e,dopo il lavoro sono costretti, soprattutto, se si tratta di femmine, a prostituirsi alle voglie dei  soldati.

Ogni bambino-soldato subisce il così detto “Battesimo del fuoco”che consiste in questo: uccidere un famigliare, padre o fratello o sorella, ma spesso, la vittima preferita è la madre. Dopo aver fatto ciò saranno capaci di fare tutto. Poi la tragedia dei bambini, soprattutto piccoli, che nella fuga precipitosa hanno perso i genitori o perché sono stati uccisi o perchè fuggiti in foresta per  salvarsi. Questi poveri bambini vagano giorno e notte nei villaggi distrutti, in mezzo alle macerie ancora fumanti in cerca di qualche loro parente. Riconsegnare i bambini ai genitori è un’impresa difficile, molti sono troppo piccoli per fornire dettagli utili alla ricerca dei famigliari senza contare che nelle zone rurali non esiste nemmeno un’anagrafe. I bambini dispersi vengono consegnati ai campi profughi. Anche presso le nostre Comunità Mamma della Pace vengono, spesso portati bambini dispersi.

La nostra Associazione che si interessa soprattutto di salvaguardare i diritti dei bambini lancia un S.O.S.
Abbiamo bisogno dell’aiuto di tanti.

Moltissimi profughi in cerca di maggior sicurezza ed anche perché la città di Goma sta scoppiando, si dirigono affamati  verso Bukavu. Lwiro, Katana, Kavumu e Nyakadaka potrebbe essere la prima meta anche perché sono località molto vicine a Goma. Il nostra villaggio potrebbe essere la prima tappa perché dista solo 60 Km da Goma.

La chiusura dei numerosi campi profughi ha accentuato il caos della precipitosa fuga di migliaia di persone. In città vengono improvvisati numerosi campi profughi ma senza assistenza, manca di tutto: vitto, medicinali, acqua. Molti profughi si dirigono verso la città di Bukavu, capitale del Sud Kivu e a 110 km di distanza da Goma, dov’ è presente una Comunità Mamma della Pace che potrà contribuire all’ospitalità.

Se le cose dovessero precipitare ed aggravarsi ci chiediamo che ne sar à dei nostri allevamenti di mucche, capre, maiali, galline, conigli e di tutti i nostri sudati raccolti se la marea di profughi, affamati si dirigerà verso la nostre Comunità di Niakadaka? Attendiamo con ansia come si attende il passaggio di un fiume in piena. Se poi arrivassero i ribelli di Nkunda, come nel 2004, cosa sarebbe delle nostre case? La fame non guarda in faccia a nessuno, l’odio può portare a tutto: uccisioni, incendi, distruzione, saccheggio, stupri.
Anche a Bukavu tutta la popolazione è col fiato  sospeso e non è ancora uscita completamente dallo choc del tremendo sisma che il 3 febbraio 2008 ha colpito tutto il sud Kivu ed il cui epicentro si trovava a 7 km dal nostro villaggio di Niakadaka che ha causato enormi danni alle costruzioni ed ha messo sul lastrico molte famiglie. In ogni caso sarà nostro dovere prepararci ad accogliere questi tribolati, come fratelli.

Emergenza terremoto a Bukavu
Riportiamo qui di seguito l’annuncio dato via internet in quei drammatici giorni.

“Il 3 febbraio 2008, un gravissimo sisma di grado 6,8 di magnitudo, scala Richter, con epicentro Kabare a 7 Km dal nostro terreno di Nyakadaka (Lwiro), dove stiamo costruendo il villaggio “Comunità Mamma della Pace”, si abbatteva con tutta la sua violenza devastatrice colpendo tutto il  Sud Kivu. Durante la giornata ed i giorni seguenti, si sono susseguite diverse scosse, una particolarmente intensa il 14 febbraio,  5,5 di magnitudo, scala Richter. Alcune meno intense anche mentre sto scrivendo questa comunicazione. Una cinquantina di morti , moltissimi feriti e più di 5.000 famiglie senza tetto, diverse chiese crollate. Nelle nostre Comunità di Nyakadaka  e di Bukavu, non sono stati riscontrati danni alle persone ma i danni alle strutture sono ingenti e non inferiori a 100.000 Euro.
Per far fronte all’emergenza e riparare i gravi danni agli edifici più gravemente danneggiati, abbiamo attivato una speciale raccolta fondi. ( 20 febbraio 2008)”

Purtroppo dobbiamo ammettere che molti sono stati sordi a questo appello e tuttora ne sopportiamo le conseguenze avendo ancora quattro case da riparare prima ancora che fossero terminate.

 

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