Comunità Mamma della Pace - Dal 2002 si è impegnata a favore dei bambini in difficoltà della Repubblica Democratica del Congo.

Adozioni a Distanza !

“Comunità Mamma della Pace” è una Onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale) ai sensi del DLgs 460/97.

L’Associazione è impegnata concretamente ad assicurare a bambini in difficoltà, in particolare a quelli che hanno perso i genitori e di strada...

 

La nostra storia

STORIA  DELL’ASSOCIAZIONE “COMUNITA’ MAMMA DELLA  PACE”
Come ha inizio un’avventura a lieto fine

Anno 1996
Inizio della guerra nella Repubblica Democratica del Congo

Una guerra che coinvolge sei Paesi limitrofi e che per la sua vastità viene chiamata “Prima guerra mondiale africana”. Gli effetti più devastanti si sono avuti nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Si contano a migliaia i morti, gli sfollati, i senza tetto, gli affamati, i ragazzi di strada e soprattutto gli orfani, che sono, di questa atroce guerra, le vittime più innocenti e numerose.
La nostra missione comincia nella regione del Kivu, zona dei Grandi Laghi, confinante con Rwanda, Burundi, Uganda ed esattamente a Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, città divenuta tristemente famosa per le numerose violenze, massacri, crimini di guerra e teatro di sanguinosi combattimenti tra ribelli e truppe governative.
Bukavu, poi, è la città simbolo della tragedia, della sofferenza, della resistenza e della speranza di tutta quanta la regione.
 
Una storia interessante ed avvincente per chi ha la pazienza di leggerla

Una cronistoria di come è iniziata questa opera di solidarietà, raccontata dallo stesso nostro Presidente, Aniceto Battani, perché vissuta in prima persona, in quanto,  l’Associazione, come tale, pur operando di fatto dal febbraio 2002, con la Delega diocesana per la raccolta fondi al nostro Presidente, è stata ufficializzata solo, il 13 maggio 2006 e riconosciuta come Onlus nell’ottobre 2006 ed ha, quindi, poco più di cinque anni.

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Anno 1999

Visito, per la prima volta, la Repubblica Democratica del  Congo nel 1999. Fui invitato dall’allora Arcivescovo di Bukavu, S.E. Mons. Emmanuel Kataliko, per effettuare un pellegrinaggio con la famosa Statua di Maria di Nazareth, che ora si trova a Nazareth nella grotta omonima, e che in quel periodo era pellegrina in numerosi Paesi del mondo, particolarmente nei Paesi dell’Est.
Durante quel pellegrinaggio, attraversando la regione del Kivu, spesso, affiorano alla mia mente le immagini che tre anni prima avevo visto nei telegiornali: lunghe file di profughi che attraversano il ponte sul fiume Ruzusi, alle porte di Bukavu, fiume che divide il Rwanda dalla Repubblica Democratica del Congo. Un popolo allo sbando, sulle spalle pesanti fardelli di masserizie che era tutto ciò che possedeva ed era solo ciò che una precipitosa fuga aveva permesso di portar con sé. Chi si teneva per mano i bambini, chi una corda a cui era legata: una capra o una pecora, una mucca o un maiale, qualche gallina od anatra. Poi …alle porte di Bukavu, i numerosi campi profughi, dove la gente vagava come fantasmi, senza una meta.

In questo viaggio, però. ho modo di vedere di persona, con i miei occhi, scene che non pensavo così agghiaccianti. Vedo una moltitudine di disperati, uomini e donne senza speranza, che hanno perso tutto: affetti, denaro, casa, parenti, con sui volti i segni  di una grande sofferenza. Un paese allo sbando, dilaniato dalla guerra con tutte le sue atrocità; ridotto alla miseria anche a causa delle ruberie degli Stati confinanti.  Vedo, soprattutto, bambini soldato; vedo tanti ragazzi di strada vagare per la città: affamati, vestiti di pochi abiti laceri ed unti, molti affetti da febbre gialla e da dissenteria; incrocio occhi di bimbi  quasi spenti, dallo sguardo fisso  nel vuoto, occhi di chi non ha alcuna speranza.
Tocco con mano le tristi conseguenze di una guerra spietata che uccide senza pietà: donne, uomini, vecchi, bambini e che, in pochi mesi, ha fatto, nella sola regione del Kivu, oltre 3.500.000 di vittime ed almeno 650.000 orfani di uno o entrambi i genitori.
Sentivo nel mio cuore che bisognava fare qualcosa, ma rifiutavo l’idea anche del solo pensare a questo.
Avrei voluto, tapparmi le orecchie, chiudere gli occhi ed il cuore per non riflettere su quanto vedevo e per soffocare i sentimenti che in quei momenti provavo.

Ritorno in Italia. Il mio ricordo è fisso sulle scene di quei poveri bambini.  Nella mia mente ricorre spesso questo ritornello: “Bisogna fare qualcosa, devi fare qualcosa, è tuo preciso dovere”… ma, sempre, cercavo di distogliere la mia mente da questo pensiero, di cacciarlo via come cosa non buona. Poi… come un incubo, spesso, sempre più spesso, riaffiorava il triste ricordo di quei giorni passati in terra africana.

Anno 2000

Per placare, in qualche modo, il duro rimprovero che proveniva dalla coscienza, invio qualche aiuto personale ad una famiglia che nel frattempo ospitava alcuni bambini orfani. Però sento che non è sufficiente…devo fare di più…molto di più…
Nel dicembre 2000, mi reco nuovamente a Bukavu, su invito di Mons. Joseph Gwamuhanya. L’occasione mi viene offerta dalla solenne collocazione, in Cattedrale, prevista per l’8 dicembre, di una statua della Mamma della Pace che fu richiesta, a suo tempo, esplicitamente da Mons. Kataliko ed offerta da un gruppo di italiani, miei amici, devoti della Vergine Maria.
La guerra, frattanto, continua con tutti i suoi lutti e dolori ma le vittime più numerose ed innocenti sono i bambini. Il numero dei bambini in difficoltà, aumenta enormemente. Le strade sono affollate soprattutto di bambini: sbandati, straccioni, affamati, mendicanti che neanche allungano  la mano per non subire l’umiliazione di un rifiuto.

In quell’occasione sento più forte che mai, il richiamo a fare qualcosa di più impegnativo per quei poveri bimbi. Ma ancora tento di giustificare, con me stesso, il rifiuto: “Il Congo è troppo lontano… non ho tempo perché il mio lavoro mi impegna molto… poi… sono occupato in altre attività di solidarietà…non è un compito per me, forse… un missionario è più adatto…”.  Tutte scusanti, ma la verità era che non volevo impegnarmi in questa nuova avventura.
Sennonché, la notte, non riesco a prendere sonno, forse anche a causa del materasso o del cuscino non proprio di tipo europeo ed allora… la mia mente è assillata sempre dallo stesso ritornello: “Devi fare qualcosa”, nota bene, non “dovresti”,  ma “devi” quasi un ordine…un ordine categorico.

Dopo 15 giorni, torno in Italia con la mente più frastornata del primo viaggio. Il ricordo di quelle scene è sempre nella mia mente e davanti ai miei occhi, sentivo sempre più impetuoso il richiamo a fare qualcosa per quei bambini.

Anno 2001

La Diocesi, intanto, decide di occuparsi di questi bambini, non può restare inerte ad un tale dramma sotto gli occhi di tutti.
Mons. Joseph Gwamuhanya  mi telefona e mi chiede, se potevo interessarmi come Coordinatore in Italia per la raccolta fondi, per dar vita ad un piccolo Progetto diocesano a favore della Comunità Mamma della Pace.
Da notare che Mons. Gwamuhanya mi parlava, allora, di un piccolo investimento per un Progetto di circa 20.000 dollari. Io sostenevo con il mio interlocutore, che, per raccogliere in Italia 20.000 dollari (pari ad Euro 14.000), ci volevano almeno venti anni.

Ancora un rifiuto motivato dalla mia poca esperienza, capacità e forse vergogna nell’andare a chiedere soldi: “Ingrato compito - penso tra me - no… non sono adatto perché è un tipo di lavoro che non ho mai fatto… ci vuole grinta… tempo…coraggio…no!…no!.
Poi… nel  mese di maggio 2001, comincio timidamente a tastare il terreno della solidarietà, incontrando qualche gruppo di preghiera, per chiedere aiuti a favore del futuro Progetto diocesano della Comunità Mamma della Pace di Bukavu, comunità non ancora ufficializzata ma  in fase di formazione. L’impegno è tanto ma i  risultati sono scarsi e poco incoraggianti.

Nel mese di novembre 2001, la Comunità Mamma  della  Pace,  ottiene  il riconoscimento diocesano con un proprio Statuto che ne regola  tutta quanta l’attività  sia sotto l’aspetto giuridico che religioso, divenendo così un’istituzione diocesana a tutti gli effetti. Il documento di riconoscimento fu redatto da Mons Joseph Gwamuhanya, a quel tempo, Vicario Generale e Amministratore Apostolico della Diocesi di Bukavu, in quanto, l’Arcivescovo titolare, S.E. Mons. Emmanuel Kataliko, era improvvisamente deceduto a Roma, nell’ottobre 2000, durante il Giubileo dei Vescovi.
Col passare del tempo cominciai a riflettere più seriamente sulla richiesta di Mons. Gwamuhanya, ma ancora tanti rifiuti con altrettante giustificazioni, come avevo fatto in precedenza, forse per soffocare, in qualche modo, il rimprovero della misteriosa voce della coscienza.
Il mio no trovava poi una particolare giustificazione nel fatto che avevo provato a raccogliere fondi nel mese di maggio, però con scarso successo.

Ma… poi pensai che la richiesta di questo impegno, per me così gravoso, veniva dalla Chiesa, era un suo alto e qualificato rappresentate, che lo richiedeva e certamente non veniva da mie fantasticherie…poteva essere la voce di Dio…
Fu solo allora che riflettei seriamente: “Potrebbe essere proprio volontà del Signore!… ma… non è possibile!… Perché il Signore fra tanti, molto migliori di me, più capaci, più idonei, più liberi, viene a cercare proprio me…”.
Ebbi ancora una volta il coraggio, di dire no, pur contraddicendo quanto, da tempo ed in modo chiaro, sentivo interiormente, usando le solite giustificazioni ma con l’aggiunta di una nuova: “Anche se accettassi, non posso riuscire in questo arduo compito perché la gente, in genere, trova grandi difficoltà a donare… poi è diffidente…l’ho già provato…”.  La cosa strana, però, e che non capivo, è che sentivo il bisogno di giustificare il mio rifiuto, perché percepivo sempre più chiaramente, nel mio cuore, che dovevo fare qualcosa per quei bambini…era mio preciso dovere…era un atto di giustizia…io avevo avuto tanto… dovevo anche dare…anche solo la mia disponibilità…dovevo dire al Signore, eccomi…

Allora mi arresi, cominciando a capire che forse era  proprio volontà del Signore e non  mia immaginazione o fantasia.
Ma la mia umanità e poca fede mi indusse a fare questo singolare “contratto” verbale con il Signore: “Signore, mi sembra di aver capito che è tua volontà… non capisco perché hai scelto proprio me che sono sicuramente la persona meno adatta…comunque… io mi rendo disponibile…mi metto al tuo servizio…Però, sappi, che non sono capace di fare i miracoli; quando avrò bisogno del tuo aiuto, io t’invocherò, allora,  mi devi rispondere subito, questa sarà la conferma che è tua volontà, caso contrario mollo tutto, perché forse mi sono sbagliato e non è tua volontà”.

Il Signore è buono e misericordioso, avrà sorriso e subito perdonato tanto mio ardire. Ma devo testimoniare a suo onore e gloria, che fin dall’inizio, parlo del 2002, ho invocato decine e decine di volte il suo aiuto nelle difficoltà e prontamente mi ha sempre risposto. Proprio come in Isaia, Salmo 58, 6-9.

Anno 2002

Finalmente accetto la proposta della Diocesi ed a fine gennaio 2002, mi reco a Bukavu per discutere l’incarico di Coordinatore e Supervisore, abbandonando ogni dubbio e riluttanza, forte del “contratto” fatto con il Signore.
Il 25/01/2002 mi viene conferita, dall’Autorità diocesana di Bukavu, una Delega speciale in qualità di Unico Coordinatore e Supervisore per la raccolta fondi per il finanziamento del Progetto che prende il nome di “Progetto Comunità Mamma della Pace” destinato ad ospitare l’omonima Comunità Mamma della Pace. La Delega speciale per la raccolta fondi mi fu poi confermata da S.E. Mons. Charles Mbogha, Arcivescovo di Bukavu, con documento del 22/07/2004 ma questa volta, fu estesa a livello internazionale.

A seguito dell’incarico conferitomi, la Diocesi di Bukavu, per fronteggiare in qualche modo la difficile situazione dei numerosi bambini in difficoltà, pensa di dar il via al Progetto diocesano Comunità Mamma della Pace, con la costruzione di un villaggio, con l’aiuto di benefattori italiani,. Ma questa volta si tratta di un Progetto ambizioso: un villaggio, tipo casa e famiglia, per 500 bambini, trasformando un piccolo progetto familiare d’assistenza ad orfani, dal quale prende anche lo spunto, in un Progetto diocesano di grandi dimensioni, ma pur sempre, una goccia nel mare. Ma anche il mare è formato da tante piccole gocce.

Mons. Joseph Gwamuhanya, insieme al sottoscritto quale responsabile dei finanziamenti, getta le basi programmatiche del Progetto in generale, con documento del 01/02/2002, titolato: “Adozione Progetto Comunità Mamma della Pace”.
Il Progetto prevede la costruzione di un villaggio composto di 40 case a due piani con mansarda ed una superficie abitativa di mq 300. Ogni casa potrà ospitare dai 13 ai 15 bambini in difficoltà che verranno adottati da un padre ed una madre locale ed inseriti così, a pieno titolo, in un nuovo nucleo famigliare, tipo casa- famiglia.
Il villaggio una volta terminato, ospiterà almeno 500 bambini, sarà completo d’infrastrutture per l’istruzione scolastica di base, la formazione professionale, per lo svago ed il tempo libero, per le attività produttive ed artigianali con la realizzazione di progetti e microprogetti che dovranno servire a rendere autosufficiente la numerosa Comunità nel più breve tempo possibile.

Questo Progetto, rappresentava non più un impegno di 20.000 dollari (pari ad Euro 14.000), come previsto all’inizio, ma detta cifra doveva almeno essere moltiplicata per 175, per superare nel tempo, abbondantemente, i 3.500.000 dollari (pari ad Euro 2.500.000).
Problemi da parte mia, anche se unico responsabile dei finanziamenti, non ce n’erano, in quanto mi fidavo ciecamente del “contratto” fatto col Signore o meglio un piccolo problema c’era: molti, forse, pensavano che fossi diventato un po’ matto nel prendere con facilità un impegno così gravoso, ma io li ho sempre giustificati  perché non erano a conoscenza del famoso “contratto” fatto col Signore e tra questi anche il mio fidato collaboratore Mons. Joseph Gwamuhanya che, solo pochi mesi or sono, ho rivelato il segreto.

Il Signore opera con potenza e prodigi

Proprio così, se pensiamo che il Progetto è iniziato nel 2002, in piena guerra, senza  un’associazione alle spalle o un’organizzazione vera e propria e questo fino a qualche mese fa, perché come detto, l’Associazione si è formata solo il 13 maggio 2006.
Quando è stato deciso di dare inizio al Progetto, la disponibilità finanziaria era pressoché nulla, ed io mi sono affidato completamente alle premure della Divina Provvidenza e questa non ha mai deluso…

Febbraio 2002 - Acquisto terreno
Acquisto terreno ”Nyakadaka” di mq 1.140.000, in località Lwiro, a 6 km dall’aeroporto e 43 km da Bukavu, sul quale si svilupperà l’intero Progetto Comunità Mamma della Pace: un villaggio, con case, relative infrastrutture per l’istruzione, lo svago e le varie attività economiche commerciali e produttive per l’autofinanziamento della Comunità stessa.

Maggio 2002 - Acquisto Land Rover
Acquisto di una Land Rover per trasporto bambini.

Marzo 2003 - Acquisto casa in Bukavu “San Giuda Taddeo”
Acquisto, in Bukavu, di una casa intitolata a San Giuda Taddeo, protettore della Comunità. Funge anche da sede per le attività in città. Ubicata in posizione privilegiata, sul lago Kivu, in una splendida cornice di paesaggio, di oltre mq 300. Ospita la prima Comunità.

Aprile 2003 – Acquisto macchina Cacciamani
Acquisto di una macchina con doppio stampo  per la produzione di blocchi in cemento e in terra pozzolanica. L’acquisto è stato finanziato dalla ditta Baraclit Prefabbricati di Bibbiena (AR).

Giugno 2003 – Inizio progetto agricoltura
Inizio progetto agricoltura  con acquisto di: mucche, tori, pecore, capre, maiali, galline, tacchini ecc… Costruzione di stalla per le mucche. Sistemazione terreno, recinzione allevamento ed impianto idrico.
Il progetto agricoltura ha reso le due Comunità di Bukavu e Nyakadaka, quasi autosufficienti dal punto di vista alimentare, e questo per circa 170  persone.

Luglio 2003 - Scuola d’informatica “San Giuseppe” in Bukavu
Scuola d’informatica per corsi di 10 allievi ogni turno, con Internet Point.

Maggio 2004 – Costruzione casa di San Pio da Pietrelcina
Ultimazione della costruzione ed arredo casa intitolata a San Pio da Pietrelcina di oltre mq 750. Casa di servizio per il volontariato. Provvisoriamente ospita la seconda Comunità in attesa delle nuove costruzioni.

13 Maggio 2004 - Inizio costruzione del villaggio con quattro case
Il 13 maggio 2004, il compianto Arcivescovo di Bukavu, S.E. Mons: Charles Mbogha, benediceva il terreno dove doveva nascere il nuovo villaggio. Dava così, ufficialmente, inizio ai lavori di costruzione per le prime quattro case.

Novembre 2005 – Consegna trattore
CNH, leader mondiale nella produzione di trattori, con partecipazione del gruppo FIAT, dona alle Comunità della Diocesi di Bukavu, un trattore gigantesco da 160 CV.

13 Maggio 2006 – Costituzione dell’Associazione “Comunità Mamma della Pace”
L’Associazione viene ufficialmente costituita da 22 soci, con sede in Via Virgilio 42, Modena, c/o la ditta Sorin e dotata di uno Statuto. 

20 Giugno 2006  - Posa della prima pietra di due Scuole importanti
• Scuola Professionale di Agraria “Don Erio Belloi”.
Prevede corsi di teoria e pratica per 300 allievi. Durata cinque anni. Conseguimento di Diploma professionale di Tecnico in agraria con specializzazione nello studio delle moderne biotecnologie applicate all’agricoltura.
• Scuola di Formazione Professionale “S.Giovanni Bosco”
Prevede corsi di teoria e pratica per 300 allievi. Durata tre anni. Conseguimento della Qualifica professionale di Operatore nelle attività di: tornitore, meccanico, motorista, elettricista, elettronico, falegname, muratore, informatico.

Gennaio 2007 - Reperimento di 35 computer con alcune stampanti, fax e fotocopiatori
Materiale destinato al nuovo Centro informatico “S. Giuseppe”  gestito dalla Comunità Mamma della Pace di Bukavu. Spedizione prevista tra alcuni mesi.

Febbraio 2007 -  Allacciamento acqua e corrente elettrica alle prime case del villaggio
Messa in opera di tubature e cavi elettrici per ml.1.000.

10 Marzo 2007 – Consegna prima casa
Il delegato del Vescovo di Ischia e Direttore del Centro Missionario diocesano, Don Gioacchino Castaldi, consegna a S.E. Mons. Maroy, Arcivescovo di Bukavu, le chiavi della prima casa, offerta dalla stessa Diocesi di Ischia.

13 Marzo 2007 – Incontro con S.E. Mons. Théophile Kaboy, Vescovo del Kasongo
Incontro a Kasongo tra il sottoscritto ed il Vescovo locale  per programmare l’avvio della quarta Comunità Mamma della Pace, previsto per luglio 2007. Il Vescovo mette a disposizione della Comunità oltre 600 ha di terreno, pari a circa mq. 6.000.000.

18 Marzo 2007 – Apertura ufficiale Comunità Mamma della Pace a Kitutu, Diocesi di Uvira
Dopo alcuni mesi impegnati nella  ristrutturazione dei locali donati dal Vescovo di Uvira, S.E. Mons. Jean-Pierre Tafunga, parte anche la Comunità di Kitutu, terza Comunità Mamma della Pace che sarà assistita dal Saveriano Padre  Paolo Maran. Il Vescovo mette a disposizione della Comunità circa 450 ha di terreno, pari a circa mq. 4.500.000.

Quanto siamo lontani dai 20.000 dollari  iniziali?... Il Signore è buono ed imprevedibile

A tutt’oggi è stata raccolta una cifra di circa  Euro 600.000 (pari a dollari Usa 810.000) oltre all’invio di un valore merce superiore a Euro 120.000 (pari a dollari Usa 165.500). Entro il 2011, confidando nella Divina Provvidenza, sono pianificati, per le quattro Comunità, investimenti per oltre 1.000.000 Euro.

Un appello personale

L’appello che posso fare a tutti voi che leggete queste righe è di informarvi della nostra Associazione, di visitare il suo sito e leggere il giornalino che ne illustra la missione e l’attività. Poi… ascoltare, nel silenzio, la voce misteriosa della coscienza… Potreste anche ribellarvi alle sue richieste, come ho fatto io: una… due…tre… quattro volte…potreste anche giustificare il vostro rifiuto a fare ciò che vi suggerisce, ma l’importante è che prima o poi lo facciate.
Questo sarà il più bel frutto che potrà donare questa storia vera, che ho vissuto in prima persona. Sarà un frutto che donerà tanta pace e serenità ed imparerete ad apprezzare quanto è vero il detto evangelico che
si prova più gioia nel donare che nel ricevere.

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E la sorprendente storia continua...

 























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Adozioni a Distanza | Sostegno a Distanza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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